Mons. Angelo Frigerio ha guidato il pellegrinaggio giubilare cittadino a Roma
Credo sia stato un pellegrinaggio che soprattutto è vissuto da tutti i partecipanti nello spirito autentico del Giubileo ovvero, come ha detto papa Francesco, la possibilità per tutti di ripartire da Dio”.
Commenta così mons. Angelo Frigerio, già vicario generale dell’ordinariato militare italiano ed attualmente cappellano a Milano del comando Nato, oltre che collaboratore della comunità pastorale, il pellegrinaggio giubilare cittadino che, su invito di mons. Bruno Molinari, ha guidato a Roma da sabato 1 a lunedì 3 febbraio.
“Il momento più significativo a livello personale e di gruppo sul piano spirituale - sottolinea - è stato senza dubbio il pellegrinaggio di domenica mattina da piazza San Pio lungo via della Conciliazione sino alla porta santa della Basilica di San Pietro che abbiamo attraversato non senza emozione. Il gruppo di oltre quaranta pellegrini partito da Seregno in pullman ed al quale si sono aggiunti tre concittadini che si trovavano già nella Capitale, ha camminato in preghiera con i salmi appositamente proposti, dietro la croce. Poi abbiamo assistito alla messa e quindi in piazza all’Angelus dove tra lo stupore generale abbiamo sentito il papa, evidentemente informato della nostra presenza, salutare ‘la comunità pastorale di Seregno’. Nel pomeriggio abbiamo poi varcato un’altra porta giubilare, quella di San Giovanni in Laterano”.
Il gruppo ha avuto anche la possibilità di visitare i luoghi turistici più caratteristici della Città eterna.
“Voglio aggiungere - riprende mons. Frigerio - che durante il viaggio di andata abbiamo preparato il nostro pellegrinaggio con preghiere e letture di brani in particolare della bolla di indizione dell’Anno Santo da parte del papa, così come della sua ultima enciclica ‘Dilexit nos concludendo all’arrivo con i salmi ascensionali come i pellegrini che salivano a Gerusalemme. Lunedì invece abbiamo celebrato la messa nella basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso, la chiesa ‘nazionale’ dei lombardi”.