Giovedì 3 aprile
Lo “Stabat Mater”di Giovanni Battista Pergolesi sarà il settimo appuntamento de “I Grandi Concerti” organizzati dalla Filarmonica Ettore Pozzoli, e proprio per la sua cifra spirituale e per l’imminente settimana santa sarà eseguito in Basilica San Giuseppe giovedì 3 aprile, alle 21, con protagonista la stessa Filarmonica Pozzoli, diretta da Luca Ballabio.
Lo “Stabat Mater” completato, secondo una tradizione, della quale non è possibile appurare l’attendibilità, il giorno stesso della morte alla giovane età di 26 anni, è una delle ultime opere, se non l’ultima, di Pergolesi che, quasi presago della triste fine che lo attendeva, aveva cercato di portarla a termine prima.
Per Pergolesi, portare a compimento questo lavoro era quasi un obbligo morale, in quanto il compositore aveva già ricevuto la somma di 10 ducati ,come compenso per la composizione dell’opera, da parte del committente, l’Arciconfraternita dei Cavalieri della Vergine de’ dolori della Confraternita di San Luigi di Palazzo, che aveva deciso di sostituire il vecchio Stabat Mater di Alessandro Scarlatti.
Eseguito ininterrottamente per circa vent’anni nella chiesa napoletana di San Luigi di Palazzo, sede della confraternita, lo Stabat scarlattiano, al quale questa composizione si richiama per la scelta dell’organico vocale, piuttosto insolito, in quanto costituito da un soprano e da un contralto al posto del classico quartetto (soprano, contralto, tenore e basso), era ormai venuto a noia ai confratelli che avevano affidato a Pergolesi appunto la composizione di un nuovo Stabat.
Le condizioni di salute del compositore non erano, tuttavia, delle migliori, in quanto la tubercolosi che lo avrebbe portato alla morte il 17 marzo 1736, aveva già minato in modo irreparabile il suo debolissimo fisico. Ciò nonostante Pergolesi, forse alla ricerca di un’atmosfera più salubre e di maggiore tranquillità per ultimare il lavoro, si trasferì da Napoli a Pozzuoli, dove nel convento dei Cappuccini fu ospitato e accudito negli ultimi giorni della sua vita. E lì aveva terminato la composizione dello Stabat, che lo aveva assorbito totalmente nonostante le condizioni di salute peggiorassero di giorno in giorno. Pergolesi, con straordinaria professionalità, si era dedicato alla composizione dell’opera dall’alba alla sera, con la sola interruzione del pranzo indebolendo ancor di più la sua salute malferma.