In segno di unità con la Chiesa cattolica mediorientale
La scorsa domenica 23 febbraio nella chiesa parrocchiale della Beata Vergine Addolorata al Lazzaretto è stata la messa domenicale solenne è stata celebrata in rito greco melchita. Officiata da padre Wissam, sacerdote libanese melchita, è stata accompagnata dal canto di padre Marcos, monaco melchita siriano, entrambi studenti a Roma.
La Chiesa melchita è una Chiesa cattolica sui iuris di rito bizantino, insignita del titolo patriarcale, con base in Medio Oriente. Il nome “melchita” è siriaco e indica propriamente i “regali”, ovvero i cristiani orientali fedeli alla religione del Credo di Calcedonia (Gesù vero Dio e vero uomo). Ha sede a Damasco ed è diffusa perlopiù in Siria, Libano, Israele e Palestina. La liturgia in uso presso i melchiti segue il rito bizantino, codificato da San Giovanni Crisostomo e rimasto pressoché invariato dai secoli VI-VII. I melchiti seguono le varianti greche del rito bizantino e usano come lingua liturgica principalmente l’arabo.
La messa celebrata in italiano, greco e arabo, è stata partecipata da numerosi fedeli, nel ricordo mensile di San Charbel, santo taumaturgo libanese, venerato in parrocchia. Nella sua omelia padre Wissam ha ricordato come, nelle domeniche che accompagnano all’ingresso in Quaresima, anche nella tradizione orientale si vive una sorta di preparazione al periodo penitenziale, invitando le persone a guardare e a pensare in modo particolare al giorno del giudizio. Padre Wissam ha spiegato che il giudizio finale non sarà basato tanto e solo sulla quantità o sulla qualità delle opere di misericordia che saremo riusciti a compiere nella nostra vita, ma anche sul nostro modo di riconoscere il volto di Cristo nei fratelli e nelle sorelle che incontriamo. “E’ l’essere guardati e chiamati da Cristo che ci salva - ha detto - se anche noi siamo capaci di guardare ai nostri fratelli e sorelle con lo stesso sguardo che lui riserva a noi”.
Ha poi ricordato come lo stesso San Charbel non avesse fatto grandi opere di misericordia nella sua vita, ma come tutta la sua vita sia stata un costante sguardo di misericordia verso coloro che si rivolgevano a lui e come questo sguardo sia ancora oggi rivolto a quanti gli si affidano.
La celebrazione si è conclusa con il rito dell’unzione con l’olio benedetto e l’affidamento dei presenti e delle loro intenzioni all’intercessione di San Charbel.