La testimonianza dell’ausiliaria diocesana suor Paola Monti

Ringrazio don Bruno per la possibilità data di raccontare qualcosa della vita consacrata, che vivo, in occasione di questa giornata dove la Chiesa mette al centro il dono della consacrazione. Sono Paola, consacrata nell’Istituto delle ausiliarie diocesane della diocesi di Milano, vivo in comunità a Seveso e faccio servizio pastorale all’oratorio San Rocco, occupandomi dei bambini dell’iniziazione cristiana con l’aiuto prezioso delle catechiste. Alla domenica sono sempre alla messa in oratorio e quindi di domenica non mi vedete qui in Basilica.


Nel 1997 Giovanni Paolo II ha istituito la giornata della vita consacrata e ha scelto come data la festa che celebriamo oggi: la presentazione che Maria e Giuseppe fecero di Gesù al tempio per offrirlo al Signore. E’ così una icona della totale dedizione della propria vita per quanti sono stati chiamati a riprodurre nella Chiesa e nel mondo, mediante i consigli evangelici, i tratti caratteristici di Gesù vergine, povero e obbediente.


Abbiamo ascoltato nel Vangelo un rito e allora ho pensato di raccontare qualcosa del rito di consacrazione che ho vissuto, certo una celebrazione direi sconosciuta ai più.


Mi è venuto alla mente un’immagine: nella mia camera ho appeso un quadro con alcune foto del giorno della prima professione religiosa e alcune foto del giorno della professione perpetua nel Duomo di Milano, ormai sono passati parecchi anni, ma è sempre bene tornare alle sorgenti.


La professione religiosa è un rito che è composto da dei segni, delle parole, delle consegne. Nella prima professione per il mio istituto c’è la consegna dell’anello una fede nuziale: è il simbolo di una relazione prioritaria, fondante con il Signore Gesù.


C’è poi la consegna dello statuto, in cui è racchiuso il dono dello Spirito alla Chiesa, diverso per ogni congregazione o istituto, un dono che si chiama carisma. Il carisma è un modo per vivere il Vangelo incarnando in modo particolare una caratteristica di Gesù. Per il mio istituto la pagina del Vangelo è il brano delle donne che al sepolcro ricevono per prime l’annunzio della risurrezione di Gesù. E nel nostro statuto ci sono due caratteristiche, due aspetti del carisma: la carità pastorale e il legame con la diocesi di Milano.


Nel rito dei voti perpetui, in cui si vive una scelta definitiva, si professa il ‘per sempre’, si riceve la croce per esprimere l’unione a Cristo morto e risorto.


Un altro gesto di offerta della vita è la prostrazione con l’invocazione dei santi.


In entrambi i riti ognuna di noi ha letto la formula di consacrazione, pronunciando il proprio nome e il proprio ‘sì’ al Signore. Ci siamo impegnate a vivere i tre voti: povertà, castità e obbedienza, che sono i consigli evangelici.


Ecco che poi questo rito diventa vita vissuta. Nella vita comunitaria, che caratterizza la vita consacrata. Nello spendersi nel servizio pastorale verso tutti, nell’annunzio del Vangelo, nelle relazioni gratuite con le persone che incontriamo e con cui collaboriamo. Ma soprattutto nel rapporto con il Signore Gesù che diventa la relazione fondante dove tutto inizia e dove tutto trova il suo senso. Mi piace molto portare nella preghiera i volti delle persone incontrate, le situazioni, per affidarle al Signore che ci accompagna in ogni momento.


Le persone consacrate non sono migliori di altri, più che sulla loro fedeltà si poggiano sulla fedeltà che il Signore ha verso ogni uomo e donna. Simeone e Anna ci sono di esempio, non solo per i consacrati ma per tutti.


Nel dicembre del 2019 il mio istituto è stato ricevuto in udienza da Papa Francesco in occasione del quarantesimo di fondazione. In quell’occasione il Papa ci diceva, tenendo conto che il nostro istituto è radicato in una diocesi: “Questo aspetto della fedeltà non a un popolo generico, ma a questo popolo, con la sua storia, le sue ricchezze e le sue povertà è un tratto essenziale della missione di Gesù Cristo, inviato dal Padre alle «pecore perdute della casa d’Israele» (Mt 15,24). E il suo dare la vita per tutti passa necessariamente attraverso il darla per quelle persone concrete, per quella comunità, per quegli amici, e per quei nemici. Questa fedeltà costa, ha la durezza della croce, ma è feconda, generativa, secondo i disegni di Dio”.


Chiedo al Signore per me che sia così il mio spendermi per la gente. Insieme preghiamo per le persone consacrate, perché vivano la fedeltà e la gioia di servire la Chiesa, il popolo di Dio che cammina nella storia verso il Regno di Dio.


Paola Monti